ANNA GORETTI, “COSTRUIRE PONTI E MAI BARRIERE”

Anna Goretti. La consegna della targa

QUARRATA. Recentemente la Cooperativa L’Orizzonte ha rinnovato il proprio Consiglio di Amministrazione, eleggendo come nuovo presidente Cristina Gori e come vicepresidente Nicla Nesti. Al contempo ha eletto presidente onorario Anna Goretti, che ha fondato la Cooperativa nel 1988 e l’ha diretta fino ad oggi.

Nell’occasione insieme ad Anna le socie della Cooperativa quarratina hanno ripercorso il cammino fatto insieme, dagli esordi fino ai tempi più recenti. È stata ripresa in mano anche la testimonianza fatta da Anna Goretti su questo tema nel libro “Anna e le altre”, redatto in collaborazione con la scrittrice Laura Billi.

Nel libro Anna mette in luce prima di tutto la sua appartenenza di genere, come il suo stare sempre con le donne e dalla parte delle donne abbia caratterizzato la sua vita fin dall’infanzia.

Sono nata a Massa Marittima, piccolo paese della Maremma, dove mio padre era stato chiamato a lavorare nelle miniere di carbone. Sono stata poco in questi luoghi, ma sono orgogliosa di aver respirato l’aria di quei posti, dove la gente è forte e genuina. Poi sono ritornata nel paese dei miei genitori, a Stia, nel Casentino, e lì ho passato la mia infanzia… Lì ho assistito alle lotte contadine, lotte contro lo sfruttamento e la povertà. Altre lotte seguirono, per i diritti dei lavoratori, diritti di uguaglianza e di libertà. Il babbo era sempre in prima fila a manifestare, ed io con lui. Mi faceva sentire grande e importante, trasmettendomi il valore del lottare per un mondo migliore. E io vivevo giorno per giorno queste battaglie, anche di donne, che si sentivano al pari dell’uomo…

Anna con un gruppo di socie

Anna con un gruppo di socie

Negli anni 50 la necessità del lavoro costrinse il babbo e la mamma – continua Goretti – a trasferirsi qui. (a Quarrata – n.d.r.). Avevo tredici anni. Quando sono arrivata mi sono sentita veramente spersa, lontana, eppure ero sempre in Toscana. In questo paese sentivo che la gente non accettava volentieri la presenza di persone venute da fuori … e ti sentivi messa da parte. In quel periodo dovevo scegliere se continuare a studiare o andare a lavorare, … c’era molto richiesta di lavoro, più che dello studio, la gente veniva a cercarti anche a casa per poterti inserire in fabbrica, magari al nero, e quindi la scelta fu poi di provare a lavorare… Come tante donne di allora cominciai a lavorare in casa per il settore tessile…

Con il fidanzamento nuove lotte… Avevo quindici anni, e qui nella zona il fidanzamento era considerato una cosa molto seria, molto più sentita rispetto al mio paese nel Casentino… Ci furono quindi molte battaglie con questo fidanzamento, che era quasi come un matrimonio, ti sentivi costretta a fare delle scelte a cui non eri pronta, come chiudersi in casa, non parlare alle persone perché eri fidanzata. Quando avevo venti anni ci fu il matrimonio, dopo un anno nacque mio figlio e ci fu una pausa con il lavoro. Nel frattempo Roberto cresceva, cominciò la scuola e io iniziai a sentire il bisogno di inserirmi nel mondo, nel sociale, per migliorare le cose che vedevo non mi piacevano e cominciai ad occuparmi delle riunioni a scuola, c’erano i decreti delegati allora.

Intanto lavoravo a domicilio, e proprio in quel periodo entrò in vigore l’obbligo della bolla d’accompagnamento per il trasporto delle merci e questo metteva allo scoperto il lavoro nero. Allora partecipai agli incontri del sindacato, dichiarandomi disponibile a lavorare con loro per combattere questa forma di sfruttamento delle donne; qui, dove a tutte le porte allora c’era una lavorante a domicilio in biancheria. Fui eletta delegata provinciale delle lavoranti a domicilio.

Anna Goretti

Anna Goretti

Erano gli anni 70 e 80, portai avanti un buon lavoro, partecipando anche a trasmissioni radiofoniche … Su Radio Monsummano e Radio Montecatini, con l’aiuto di Doriano Maranelli e con le donne dell’Udi demmo vita al programma radiofonico E noi che siamo donne. Cercavo di coinvolgere le donne alla partecipazione e a prendere visione dei loro bisogni e del loro sfruttamento … coinvolgevo le amiche, Leida e Gabriella, che avevo incontrato nell’ambito della scuola perché avevamo i figli coetanei. Si creò così questo gruppo, diciamo “di forza”, con varie difficoltà familiari, che si batteva per i diritti delle donne nella società e all’interno della famiglia.

Fu allora che Anna incominciò a pensare seriamente alla possibilità di mettere su una Cooperativa.

Io e le mie amiche – continua – si cominciò a chiedere informazioni, a chiedere aiuto. Mentre si prendeva coscienza della nostra crescita e del nostro bisogno di libertà, si andava anche a ballare, ci si divertiva a fare i mercatini … in quell’epoca per noi fu vera rivoluzione in tutti i sensi. Io sentivo sempre più il bisogno di formazione e di fare esperienze personali, entrare nel vivo delle problematiche sociali con i soggetti che avevano bisogno di assistenza, nelle comunità di tossicodipendenti, nel campo della psichiatria, dedicandomi alle persone, facendo tirocinio insieme a loro.

L’inizio certo è stato difficile, ma anche divertente…io lavoravo già nel sociale, ero assistente ai portatori di handicap nelle scuole. Questo tipo di servizio era importante e volevo essere riconosciuta nei miei diritti ma questo non avveniva… Io ero inesperta, le cooperative sociali cominciavano a nascere allora, erano gli anni 80. Mi diedi da fare e mi informai su come si poteva partire: ci volevano nove donne che si davano uno statuto. Io prima di tutto ne parlavo con le mie amiche, che erano vicine e sensibili alle problematiche del sociale delle donne, erano tutte battagliere e pronte a darsi da fare per risolvere i problemi sociali, nelle manifestazioni in piazza per i diritti della donna e quindi sentirono subito questo problema. Poi ci furono altre persone, come Cristina, impegnata nel volontariato, che incontrai perché presentata da un’amica che conosceva il suo desiderio di fare qualcosa di più profondo oltre al suo lavoro di allora.

Dopo l’atto dal notaio, era il 1988, si poteva partire come Cooperativa…non avevamo neanche un soldo e quindi si incominciò a chiedere aiuti… si facevano i mercatini, si vendevano dolci per autofinanziarci e per farci conoscere… si facevano progetti su tutto quello che ci sembrava mancante sul territorio e si presentavano alle istituzioni… La prima sede ce la offrì una socia, Gabriella, ed era un garage praticamente…lì avvenivano prima di tutto le discussioni tra di noi: quello che pensavamo sulla solidarietà, sull’emancipazione e nascevano tutte le idee per le nostre iniziative… Si cercava di fare progetti e di presentarli, anche se allora non venivano mai accettati, per far capire attraverso questi che bisognava trovare una soluzione a tanti disagi, quelli dei ragazzi disabili, degli anziani, delle persone con problemi psichiatrici. In tante di queste situazioni ero chiamata a dare una mano, come Cooperativa o semplicemente come Anna, e intanto crescevo in esperienza …. Le risorse erano sempre quelle delle nostre iniziative.

Durante una manifestazione

Durante una manifestazione

Oggi la Cooperativa l’Orizzonte è molto cresciuta, gestisce diversi servizi nei settori sociale ed educativo. “Siamo partiti con un gruppo di 9 donne – ha affermato il nuovo presidente Cristina Gori – ed oggi siamo 122 “persone”, delle quali 115 donne, con una dirigenza tutta al femminile. Tutto questo grazie soprattutto ad Anna, che ha saputo far crescere non solo i” numeri” della Cooperativa in termini di servizi gestiti e di personale impiegato, ma soprattutto ha avuto la capacità di far crescere le persone intorno a sé, di farle formare, di farle fare esperienza, senza mai aver paura di sminuire il proprio ruolo delegando e dando fiducia alle persone che l’hanno circondata e che ora dirigono la Cooperativa.

Anna – continua Gori – ha lasciato la Presidenza ma rimane attiva dentro la nostra impresa con mille idee, tante iniziative da portare avanti, alcuni preziosi consigli a coloro che ne hanno ereditato i compiti istituzionali e tanta voglia di fare. In particolare sta seguendo l’evolversi del progetto “Casa di Anna”, una comunità di tipo familiare che accoglie persone con disagio e che Anna ha fortemente voluto.

Nel ringraziare tutti i soci della Cooperativa che hanno voluto tributarle l’importante riconoscimento di “presidente onorario” Anna Goretti ha voluto lasciare nell’occasione un ricordo e un invito scrivendo, in questo momento di passaggio, alcune parole significative rivolte alle donne della cooperativa quarratina:

Ho fatto un lungo cammino insieme a voi verso l’Orizzonte, e in questo cammino ho incontrato molti ostacoli che ho superato con l’aiuto e la convinzione e con chi ci ha creduto. Diverse volte nella vita ho udito ed accolto l’invito a mettermi in cammino; questo ha significato agire, rimboccarsi le maniche, fare qualcosa, ma non qualsiasi cosa, esattamente quello che mi dettava il cuore: un’alternativa, un lavoro, un’impresa diversa. Saluto ed abbraccio tutte coloro che nel passato e nel presente hanno avuto il coraggio di camminare insieme a me.

Prego tutte voi di mantenere viva la memoria ricordando sempre lo scopo per cui ci siamo costituite e di avere il coraggio di proseguire insieme per mai far prevalere il denaro, perché il nostro migliore “prodotto” è la passione e l’orgoglio di avere scelto un lavoro che ci permette di aiutare chi soffre… Oltre il lavoro, oltre la professionalità, l’obiettivo da raggiungere è costruire ponti e mai barriere.